La differenza tra corruzione attiva e passiva è il punto di vista da cui si considera l’azione. La corruzione attiva è l’atto di offrire o promettere un beneficio indebitamente a un pubblico ufficiale, al fine di indurlo a compiere un atto contrario ai suoi doveri d’ufficio. Quella passiva è, invece, l’atto di accettare o richiedere un beneficio indebitamente da un privato, al fine di compiere un atto contrario ai propri doveri d’ufficio.
La corruzione attiva è il comportamento del privato che offre o promette il beneficio, mentre la corruzione passiva è il comportamento del pubblico ufficiale che accetta o richiede il beneficio.
In Italia, la corruzione attiva è punita dall’articolo 319 del codice penale, che prevede la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 3.000 a euro 15.000. Quella passiva è punita dall’articolo 319-quater del codice penale, che prevede la reclusione da due a otto anni e la multa da euro 3.000 a euro 15.000.
Ecco alcuni esempi di quella attiva:
- un imprenditore offre un regalo a un funzionario pubblico per ottenere un appalto;
- un politico offre un posto di lavoro a un giornalista per ottenere un articolo favorevole;
- un privato offre una tangente a un poliziotto per evitare una multa.
Ecco alcuni esempi di corruzione passiva:
- un funzionario pubblico accetta una tangente per assegnare un appalto a un’impresa;
- un politico accetta un contributo finanziario da un’azienda in cambio di favori;
- un poliziotto accetta un regalo da un privato per non multarlo.
La corruzione è un reato grave che può avere conseguenze negative per la società, in termini di perdita di fiducia nelle istituzioni, riduzione dell’efficienza economica e aumento della criminalità.
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